
Sulle pendici del Piccolo Aventino si
innalzano i resti poderosi di uno degli stabilimenti termali più
grandi della Roma antica che copre un'area di 11 ettari: le terme Antoninianae meglio
conosciute sotto il nome di terme di Caracalla, dal nome
dell’imperatore che le fece costruire nel 212 d.C., collegandole
all'acquedotto dell'Acqua Marcia con una derivazione che passa sopra
alla Via Appia Antica, prima di Porta San Sebastiano, e che viene
chiamata Arco di Druso.
Le terme di Caracalla erano un luogo
pubblico aperto a tutti: l’ingresso si pagava l’equivalente di qualche centesimo di euro
ed era gratuito per i bambini, i soldati e gli schiavi. Ci si andava tutti i giorni
o quasi, non solo per lavarsi ma anche
per praticare esercizio fisico, prendersi cura del corpo e svagarsi.
Ogni ambiente aveva una sua funzione: dalle palestre alla sauna o
laconicum, dal calidarium con le vasche d’acqua calda alla grande piscina d’acqua fredda
o natatio. Quello che oggi ci rimane è soltanto il poderoso
scheletro di muri che erano rivestiti di marmi e materiali preziosi,
nonché decorati con statue. Basti pensare che da qui proviene fra
l'altro il mosaico raffigurante l’allenamento di atleti, oggi nei
Musei Vaticani, ed anche il Toro e l'Ercole Farnese, ora conservati
nel Museo Nazionale di Napoli.
Esposte a sud-ovest, le sale riscaldate
con il calidarium di forma circolare coperto da una cupola di
34 m di diametro illuminato da alte vetrate. A nord-est il grande
frigidarium con gli spogliatoi e gli ingressi. In mezzo,
l'enorme sala di passaggio paragonata ad una basilica per le sue
dimensioni, fiancheggiata dalle palestre. Da lì provengono le vasche
di granito grigio riutilizzate come fontane nel XVI s. a Piazza
Farnese. Attorno all’edificio principale vi erano giardini racchiusi
da muri di cinta nei quali
si aprivano sale per concerti e conferenze ed anche negozi.
Quest’edifcio è senz’altro una perfetta testimonianza del grado di benessere e di
civiltà raggiunta dalla società romana durante l’impero. Fu reso
inservibile con il taglio degli acquedotti effettuato da Vitige nel
537 ed quindi abbandonato.